CRITICHE & RECENSIONI
 
 
 
Gli antichi silenzi
Recensione di Gabriella Niero - febbraio 2009

Una luce chiara, primaverile, s'irradia nello spazio della figurazione ed illumina vecchie case coloniche, campi coltivati, contadini al lavoro, animali da cortile. E' un mondo ovattato, lontano nel tempo, racchiuso dentro una raffinata cornice dipinta, quasi una soglia, una finestra sulla natura poetica e sottilmente nostalgica. Ad aprire idealmente questa visione sul mondo puro della vita contadina è Franco Padovan, interprete di una pittura fatta di colori brillanti, di un disegno sicuro, ma soprattutto costruita sulla base di una sottile poesia che racconta figure ed ambienti di un mondo che solo apparentemente si stacca dal tempo "reale" in cui viviamo. A ben guardare invece i suoi racconti ispirati alla civiltà contadina, alle tradizioni dimenticate, ai giochi fantasiosi dei ragazzi, ci aprono gli occhi sui valori dell'esistenza: il rapporto uomo-habitat, il lento trascorrere dei giorni, l'adagiarsi lento al cambio delle stagioni, quei punti di riferimento pieni di certezze che aveva il mondo di ieri. Tutto rivive intensamente nella pittura, persino il sorriso sornione di un vecchio contadino che s'affaccia dal quadro. Anche le tonalità di colore impresse sulle tele sono la sintesi dell'emozione legata al ricordo e all'atmosfera di luoghi lontani. La materia si addensa e trova brillantezze importanti che s'arricchiscono nel procedere dei temi -come nei raffinati gatti o nella ruota pennuta del tacchino- in particolare poi quando Franco Padovan si sofferma sulla bellezza del paesaggio rurale ricco di raffinate suggestioni tonali ovvero quando forma e colore si fondono armoniosamente nella luminosità dell'insieme.
La pittura rappresenta un viaggio emotivo, un sognare a occhi aperti verso un sogno che gradatamente si svela, definito nel "c'era una volta...", un pensiero che nasce dal cuore dentro l'eco delle fantasie infantili, viaggiando a ritroso nelle proprie origini per riscoprire luoghi e persone immerse nella serenità della vita quotidiana, dedite al lavoro o all'osservazione attenta della propria dimensione. Talvolta l'attenzione si sposta sulle vivaci presenze degli animali, gatti, galline, tacchini, piccioni posti sulla soglia dipinta a guardare l'osservatore o il paesaggio in lontananza. In tutto questo c'è sintonia, armonia, comunicazione tra natura e memoria, tra colore e vitalità del tema. Il messaggio sotteso di Franco Padovan ci invita a riflettere; è un monito per trarre insegnamento dalla vita dei nostri padri. Gli antichi silenzi della vita passata ci avvolgono in un dolce sentimento . Il segreto si svela, dentro ogni quadro c'è qualcosa di noi.


Recensione di Isabella Ricci, Roma - novembre 2008
Franco Padovan, pittore dai modi garbati, ma con un’energia interiore difficile da ingabbiare, che riversa positivamente nella sua pittura.
Sulla tela bianca lui dà vita al suo universo immaginifico. Il quadro, la sua creatura, gli dà la gioia della genesi.
Nella sua nuova produzione artistica, egli concepisce ed esprime una voglia di libertà immensa e di fresca innovatività. Principio cardine: tutto diventa movimento, in un gioco di tecnica e sentimento, che solamente lui riesce a coniugare con un’ottima padronanza, senza mai scadere nell’ovvio, ma anzi ricercando l’inusuale e su questo costruirci il suo universo di colori e vita.
Nei suoi nuovi quadri si legge la voglia di non avere ancore che tengano a freno la sua creatività innata, una dote questa che pochi possiedono. Il soggetto non è più limitato dai confini angusti della cornice, che diventa uno spazio da lasciarsi alle spalle, un territorio conosciuto ed uno di fronte,invece, tutto da esplorare.
I soggetti non sono più inermi. Ma concepiscono, grazie alla mano esperta del pittore, una sorta di sentimento di autonomia. Dentro di loro cresce un senso di ribellione alla staticità. Diventano audaci, imbelli e varcano i confini stilistici, offrendosi allo spettatore, sempre però con quella quiete, pacatezza e senso di sobrietà che caratterizzano le opere del Padovan. In questo modo non risultano mai aggressivi nei confronti di chi li osserva, ma anzi il loro preciso intento è quello di volerlo rendere partecipe di quel senso di quiete, in un mondo ormai caotico e sregolato come quello attuale.
Ecco, questo riesce a fare Franco Padovan con la sua arte: gettare un ponte fra l’opera e il senso umano del definito e precostituito concetto dell’arte.

Si sono interessati alla sua pittura:
Alessandri Augusto, Aliprandi Maria Teresa, Autizi Rigobello Maria Beatrice, Basso Walter, Bertinotti Tiziana, Cairone Francesco, Campigli Olfango, Coria Antonio, Falossi Giorgio, Favotto Sergio, Ferraguti Maria Lucia, G. Ferrari Manrico, Giolo Gianni, Le Bronse Querte, Marinello Umberto, Mason Maurizio, Nardo Luigi, Niero Gabriella, Perdicaro Salvatore, Peretti Gianluigi, Rugger Carla, Tarantino Giorgio, Tieto Paolo, Ugento Maria Rosa, Voutcinitch Milosc.

E' censito nei cataloghi d’Arte:
Anno 1997/98 Catalogo TOP ARTS edizioni R. Massaccesi.
Anno 2000 Catalogo ARTE ITALIANA DAL ‘900 AD OGGI edizioni L'altro modo di volare.
Anno 2004 – 2005 Catalogo L’ELITE SELEZIONE ARTE ITALIANA Varese.
Anno 2005 – 2006 – 2007 – 2008 Catalogo AVANGUARDIE ARTISTICHE ediz. C.tro Diff.ne Arte Palermo

Monografie:
Anno 2002 – Catalogo monografico in occasione della mostra “La Buona Terra” Marostica Vicenza.
Anno 2005 – Catalogo monografico con presentazione della Provincia di Padova e del Comune di Saccolongo PD, in occasione della mostra “El Vissio del Tenpo”
Anno 2007 – Catalogo monografico “vent’anni di pittura” a cura prof. Sergio Favotto.