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Una luce chiara,
primaverile, s'irradia nello spazio della figurazione ed illumina
vecchie case coloniche, campi coltivati, contadini al lavoro, animali
da cortile. E' un mondo ovattato, lontano nel tempo, racchiuso dentro
una raffinata cornice dipinta, quasi una soglia, una finestra sulla
natura poetica e sottilmente nostalgica. Ad aprire idealmente questa
visione sul mondo puro della vita contadina è Franco Padovan,
interprete di una pittura fatta di colori brillanti, di un disegno
sicuro, ma soprattutto costruita sulla base di una sottile poesia
che racconta figure ed ambienti di un mondo che solo apparentemente
si stacca dal tempo "reale" in cui viviamo. A ben guardare
invece i suoi racconti ispirati alla civiltà contadina, alle
tradizioni dimenticate, ai giochi fantasiosi dei ragazzi, ci aprono
gli occhi sui valori dell'esistenza: il rapporto uomo-habitat, il
lento trascorrere dei giorni, l'adagiarsi lento al cambio delle
stagioni, quei punti di riferimento pieni di certezze che aveva
il mondo di ieri. Tutto rivive intensamente nella pittura, persino
il sorriso sornione di un vecchio contadino che s'affaccia dal quadro.
Anche le tonalità di colore impresse sulle tele sono la sintesi
dell'emozione legata al ricordo e all'atmosfera di luoghi lontani.
La materia si addensa e trova brillantezze importanti che s'arricchiscono
nel procedere dei temi -come nei raffinati gatti o nella ruota pennuta
del tacchino- in particolare poi quando Franco Padovan si sofferma
sulla bellezza del paesaggio rurale ricco di raffinate suggestioni
tonali ovvero quando forma e colore si fondono armoniosamente nella
luminosità dell'insieme.
La pittura rappresenta un viaggio emotivo, un sognare a occhi aperti
verso un sogno che gradatamente si svela, definito nel "c'era
una volta...", un pensiero che nasce dal cuore dentro l'eco
delle fantasie infantili, viaggiando a ritroso nelle proprie origini
per riscoprire luoghi e persone immerse nella serenità della
vita quotidiana, dedite al lavoro o all'osservazione attenta della
propria dimensione. Talvolta l'attenzione si sposta sulle vivaci
presenze degli animali, gatti, galline, tacchini, piccioni posti
sulla soglia dipinta a guardare l'osservatore o il paesaggio in
lontananza. In tutto questo c'è sintonia, armonia, comunicazione
tra natura e memoria, tra colore e vitalità del tema. Il
messaggio sotteso di Franco Padovan ci invita a riflettere; è
un monito per trarre insegnamento dalla vita dei nostri padri. Gli
antichi silenzi della vita passata ci avvolgono in un dolce sentimento
. Il segreto si svela, dentro ogni quadro c'è qualcosa di
noi.
Recensione di Isabella Ricci, Roma - novembre
2008
Franco Padovan, pittore dai modi garbati, ma con un’energia
interiore difficile da ingabbiare, che riversa positivamente nella
sua pittura.
Sulla tela bianca lui dà vita al suo universo immaginifico.
Il quadro, la sua creatura, gli dà la gioia della genesi.
Nella sua nuova produzione artistica, egli concepisce ed esprime
una voglia di libertà immensa e di fresca innovatività.
Principio cardine: tutto diventa movimento, in un gioco di tecnica
e sentimento, che solamente lui riesce a coniugare con un’ottima
padronanza, senza mai scadere nell’ovvio, ma anzi ricercando
l’inusuale e su questo costruirci il suo universo di colori
e vita.
Nei suoi nuovi quadri si legge la voglia di non avere ancore che
tengano a freno la sua creatività innata, una dote questa
che pochi possiedono. Il soggetto non è più limitato
dai confini angusti della cornice, che diventa uno spazio da lasciarsi
alle spalle, un territorio conosciuto ed uno di fronte,invece, tutto
da esplorare.
I soggetti non sono più inermi. Ma concepiscono, grazie alla
mano esperta del pittore, una sorta di sentimento di autonomia.
Dentro di loro cresce un senso di ribellione alla staticità.
Diventano audaci, imbelli e varcano i confini stilistici, offrendosi
allo spettatore, sempre però con quella quiete, pacatezza
e senso di sobrietà che caratterizzano le opere del Padovan.
In questo modo non risultano mai aggressivi nei confronti di chi
li osserva, ma anzi il loro preciso intento è quello di volerlo
rendere partecipe di quel senso di quiete, in un mondo ormai caotico
e sregolato come quello attuale.
Ecco, questo riesce a fare Franco Padovan con la sua arte: gettare
un ponte fra l’opera e il senso umano del definito e precostituito
concetto dell’arte.
Si sono interessati alla sua pittura:
Alessandri Augusto, Aliprandi Maria Teresa, Autizi Rigobello Maria
Beatrice, Basso Walter, Bertinotti Tiziana, Cairone Francesco, Campigli
Olfango, Coria Antonio, Falossi Giorgio, Favotto Sergio, Ferraguti
Maria Lucia, G. Ferrari Manrico, Giolo Gianni, Le Bronse Querte,
Marinello Umberto, Mason Maurizio, Nardo Luigi, Niero Gabriella,
Perdicaro Salvatore, Peretti Gianluigi, Rugger Carla, Tarantino
Giorgio, Tieto Paolo, Ugento Maria Rosa, Voutcinitch Milosc.
E' censito nei cataloghi d’Arte:
Anno 1997/98 Catalogo TOP ARTS edizioni R. Massaccesi.
Anno 2000 Catalogo ARTE ITALIANA DAL ‘900 AD OGGI edizioni
L'altro modo di volare.
Anno 2004 – 2005 Catalogo L’ELITE SELEZIONE ARTE ITALIANA
Varese.
Anno 2005 – 2006 – 2007 – 2008 Catalogo AVANGUARDIE
ARTISTICHE ediz. C.tro Diff.ne Arte Palermo
Monografie:
Anno 2002 – Catalogo monografico in occasione della mostra
“La Buona Terra” Marostica Vicenza.
Anno 2005 – Catalogo monografico con presentazione della Provincia
di Padova e del Comune di Saccolongo PD, in occasione della mostra
“El Vissio del Tenpo”
Anno 2007 – Catalogo monografico “vent’anni di
pittura” a cura prof. Sergio Favotto.
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